Recensione libri di Cottarelli e Manzini

Recensione del libro PACHIDERMI e PAPPAGALLI di Carlo Cottarelli

La realtà è sempre molto diversa e più complessa di come ci viene rappresentata. Il rischio che corriamo tutti è di non tenere conto di questa semplice verità e di accontentarci di idee e convinzioni semplicemente popolari, di slogan e luoghi comuni capaci di raccogliere facile consenso, oppure di valutazioni diffuse ad arte da chi ha interesse a strumentalizzare la cosiddetta pubblica opinione. In un’epoca in cui imperversa una cultura dell’incompetenza e della superficialità, e in cui le fake-news, grazie ai social e alla rete, sono all’ordine del giorno, riuscire a distinguere il vero dal falso, e, soprattutto, saper discernere la parte di verità che c’è in ogni falsità e la parte di menzogna che c’è in ogni comune convinzione, è davvero impresa improba. Vale per tutto, in ogni campo del sapere umano, e a maggior ragione per le scienze non esatte, le cosiddette “scienze sociali”, dove non esistono prove oggettive e inconfutabili che possano dimostrare la validità incontestabile delle tesi addotte e che per questo si prestano meglio di altre a questo gioco al massacro. Fra queste c’è sicuramente l’economia, campo in cui il passa parola popolare tramanda e divulga opinioni prêt-à-porter, spesso di comodo, capaci di creare consenso intorno a convinzioni false e spesso prive di fondamento. L’ultimo libro di Carlo Cottarelli, professore universitario e noto economista italiano, diventato di recente personaggio pubblico, come tecnico e non come politico,  dopo aver  lavorato per circa 28 anni al Fondo Monetario Internazionale, è stato scritto proprio al fine di confutare gran parte delle “bufale” che circolano  nell’opinione pubblica in campo economico. L’idea di fondo, da cui trae fondamento il contenuto del libro, è che sarà senz’altro vero che l’economia non è una scienza esatta, ma da qui a sostenere che si possa credere a tutto e al contrario di tutto, ce ne corre. Il titolo stesso del libro, “Pachidermi e Pappagalli, riprende il titolo di un famosa canzone del 2017 di Francesco Gabbani il cui testo ironico e di sagace satira prende di mira la diffusione di notizie inventate, inesistenti, oppure assolutamente improbabili. Con uno stile divulgativo e lineare, semplice anche se in una materia complicata e certamente non accessibile a tutti, Cottarelli passa in rassegna una serie di diffuse opinioni in campo economico e attraverso l’antica arte della pacata argomentazione, fatta di storia, esperienze, testimonianze, riscontri oggettivi e riferimenti accademici, le smonta con metodo sistematico e scientifico, dimostrandone l’infondatezza o l’inconsistenza. Cosa c’è di vero in ciò che la gente pensa sull’Europa, oppure sulle banche, sulle pensioni, sui complotti di Germania e Francia a danno del nostro Paese, sull’immigrazione, sulla situazione del nostro debito pubblico, sullo spread, sulle manovre economiche dei governi italiani, sugli impatti economici dei cambiamenti climatici, e così via? Molto di ciò che la gente pensa, o è indotta a pensare, risulta alla prova dei fatti palesemente infondato e tuttavia è  interessante che ogni capitolo si chiuda con il riconoscimento di quella parte di verità che è possibile riconoscere anche all’interno di ogni falsa opinione.  Perché c’è sempre qualcosa che merita di essere salvato,  anche in contesti e circostanze che vanno ripensate e approfondite. Una lettura da consigliare per gli amanti delle tematiche economiche e politiche, certamente adatto a tanti palati, ma altrettanto certamente non per tutti. Personalmente dell’autore apprezzo molto la competenza, la sobrietà, la scorrevolezza e semplicità nello scrivere, la ragionevolezza delle posizioni esposte ed il buon senso, tutte qualità non da poco per un esperto e studioso, seppur di rango e prestigio, della “triste scienza” economica.

Recensione libro “Ah l’amore l’amore” di A. MANZINI

In fondo gli ingredienti di gran parte dei libri gialli sono sempre gli stessi. C’è il delitto, generalmente una vittima innocente, una serie di indizi che inizialmente sembrano orientare le indagini verso luna soluzione scontata, con l’individuazione di un colpevole designato, poi l’eroe protagonista si rende conto che c’è qualcosa che non quadra, allora si mette con determinazione e meticolosità ad approfondire la questione, fino ad arrivare a dimostrare la validità delle proprie intuizioni, riuscendo in tal modo a capovolgere le iniziali supposizioni. Il cliché è più o meno sempre lo stesso, con l’unica variante per i gialli “seriali” di avere un caso da risolvere per ogni specifico libro e, sullo sfondo, uno o più situazioni che si trascinano nel corso delle diverse “puntate” e che tengono viva l’attenzione del lettore affezionato alla serie gialla in questione. Da questo punto di vista l’ultimo libro di Manzini il cui protagonista è il vice commissario Rocco Schiavone, non fa eccezione, gli ingredienti ci sono tutti e la trama è di tipo classico. Ma allora cos’è che ci rende così piacevole la lettura di questa serie di casi gialli, tanto da farci attendere con ansia l’uscita di ogni nuova puntata che viene pubblicata dal nostro autore? Sicuramente lo stile e la scorrevolezza della scrittura, al tempo stesso semplice e brillante, e poi la personalità del protagonista della serie, un antieroe per eccellenza, dal carattere arguto e disincantato. Rocco Schiavone non è un  uomo socialmente vincente, ma un uomo segnato dalla vita, consapevole dei propri lati oscuri e dei propri difetti, con diversi scheletri nell’armadio, e portatore di una profonda malinconia che ne costituisce il tratto più affascinante ed umano. È quindi quasi naturale per chiunque identificarsi con lui o innamorarsi di questa personalità forte e sensibile, scaltro e leale, capace di forzare le regole e la legge, ma capace anche di grandi slanci d’affetto. A far da contorno una serie di comprimari, appartenenti al team di investigatori del vice commissario, tratteggiati in maniera esemplare dalla penna dell’autore, ciascuno con una propria personalità individuale, nessuno perfetto, ma ciascuno alle prese con aspirazioni e problematiche da gestire e risolvere. In questa ultima puntata della serie, seguiamo in particolare le vicende personali e sentimentali della squadra, mentre ci interroghiamo sull’individuazione del colpevole del letale scambio di una sacca di sangue in camera operatoria che ha portato alla scomparsa di un noto imprenditore della zona. Non si può fare a meno di immaginare lo svolgimento degli eventi avendo in mente l’immagine degli attori della fortunata serie televisiva tratta dai libri di Manzini, capitanati da uno straordinario Marco Giallini nei panni dello stesso Rocco Schiavone. Non credo di esagerare nell’affermare che Rocco Schiavone, in chiave romana, è oggi l’erede naturale del siciliano Montalbano, così come Antonio Manzini si candida alla naturale successione, come autore di grande popolarità e successo, del compianto Andrea Camilleri. Un libro e una serie comunque per tutti, consigliato in particolare a chi tende ad affezionarsi ai personaggi di ciò che legge e ad identificarsi con le loro vite e vicende personali.

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