Vincenzo Rega ha letto per noi:

“LA FORZA DI ESSERE MIGLIORI” di Vito Mancuso
Nell’accingermi a scrivere la recensione dell’ultimo libro di Vito Mancuso, La forza di essere migliori, Edizioni Garzanti, devo dichiarare a chi legge, per onestà intellettuale, che le mie valutazioni sono influenzate  da una mia particolare passione nei confronti dell’autore. Credo di aver letto quasi tutto ciò che ha pubblicato, fin dalla fine del 2009 quando, per fortunata coincidenza e in un momento particolare della mia vita, mi imbattei in un pamphlet, piccolo di dimensioni ma ricco di contenuti, dal titolo “La vita autentica”. Da allora, assolutamente affascinato dai temi sollevati e dal modo, al tempo stesso colto e semplice, di saperli trattare da parte dell’autore, non solo ho cercato di leggere tutto quanto pubblicato in precedenza dallo stesso autore, ma ho atteso ogni nuova pubblicazione con grande curiosità e interesse. Vito Mancuso, per chi non lo conoscesse ancora, è teologo e filosofo, e ha insegnato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e l’Università degli Studi di Padova. Gli argomenti trattati nei suoi saggi hanno a che fare col significato profondo dell’esistenza umana, col tentativo di proporre risposte argomentate alla sete di senso e di indirizzo che proviene dall’uomo di oggi, lasciato in balia di vecchie e nuove inquietudini e senza più riferimenti certi cui rivolgersi per riuscire a colmare il proprio smarrimento interiore. Vito Mancuso, attraverso approfondimenti e argomentazioni logiche mai banali, ha elaborato un proprio sistema strutturato di interpretazione dell’esperienza universale, della natura e umana, che tende a conciliare scienza e fede e a fornire risposte in grado di soddisfare proprio quella richiesta di significato e di senso. In questo ultimo libro affronta tematiche riguardanti l’etica, cioè il modo più corretto di impostare l’esistenza umana, e lo fa rispolverando il valore e la profondità dell’esercizio delle virtù cardinali, dei loro derivati e di altri valori che in qualche modo si ricollegano ad esse. Sì, avete letto bene, si fa riferimento proprio alle quattro virtù cardinali, le ricordate?, la prudenza (più correttamente tradotta in saggezza), la giustizia, la fortezza e la temperanza. Tanto tempo fa, insieme alle tre virtù teologali (per chi non lo ricordasse Fede, Speranza e Carità) costituivano i capisaldi di una vita vissuta in profondità di spirito e autenticità umana. La chiave interpretativa di fondo, che rende tutto organico e coerente, è che l’esercizio delle virtù non va visto come impegno di tipo filantropico e solidale, per essere, o diventare, buoni cittadini, ma come esigenza della coscienza individuale per garantire il proprio benessere più completo e autentico, inteso come contestuale salute del corpo, della psiche e dello spirito. Cercando di essere persone migliori, attraverso l’esercizio delle virtù etiche essenziali, si collabora all’affermazione del bene, all’instaurazione di relazioni equilibrate e armoniose, inserendosi nel flusso dell’energia creativa all’opera nel mondo. Ci vuole coraggio, molto coraggio, al mondo d’oggi, per riuscire ad andare controcorrente e riaffermare la validità di valori e virtù ormai fuori moda, ed è  forse in questo coraggio che si cela il fascino di questo libro. E poi, che volete  che vi dica, ogni volta che si finisce di leggere un libro di Vito Mancuso, ci si sente davvero un po’ migliori e motivati a vivere in maniera più autenticamente umana. E scusate se è poco!

“LE TRE DEL MATTINO” di Gianrico Carofiglio
Gianrico Carofiglio appartiene all’esiguo numero di autori che fa quasi sempre centro. I suoi libri si leggono sempre volentieri, per quel suo stile personale di scrittura, al tempo stesso, semplice e scorrevole, che riesce ad abbinare leggerezza e profondità. Non fa eccezione questo libro, pubblicato da Einaudi nel 2017, che pur non essendo nulla di eccezionale da un punto di vista letterario, ha la capacità di catturare l’attenzione di chi legge e di farsi godere tutto d’un fiato. Un padre separato, per circostanze particolari, si trova a trascorrere due giorni e due notti a Marsiglia insieme a suo figlio, la voce narrante del racconto, poco più che adolescente. In questi due giorni padre e figlio cominciano per la prima volta a dialogare davvero fra loro, scoprendosi reciprocamente e creando un clima di magica complicità e condivisione. Riescono così a scambiarsi confidenze, e a colmare il distacco e le distanze che avevano caratterizzato il loro rapporto fino a quel momento. Il tutto si svolge nel mese di giugno 1983, sullo sfondo di Marsiglia, una città speciale,  costituita da un insieme di paesaggi meravigliosi e di quartieri malfamati, popolata da personaggi di tante razze e culture diverse, con creature della notte dal fascino attraente e pericoloso. Una metafora, forse, della vita stessa, che fa paura e sorprende, che preoccupa ed attrae, in un continuo alternarsi di vicende ed esperienze inattese e speciali. Un libro che vale la pena leggere, che fa innamorare della personalità e della storia dei propri protagonisti principali, padre e figlio, e che spinge a non staccarsi dalla lettura fino all’epilogo di questa strana e, per certi versi, magica, avventura.

“CADRO’ SOGNANDO DI VOLARE” di Fabio Genovesi
Se siete appassionati di sport, in particolare di ciclismo e delle mirabolanti imprese di Marco Pantani, ed al contempo vi va di leggere un bel romanzo, allora vi consiglio vivamente il nuovo libro di Fabio Genovesi. L’autore vanta un curriculum letterario di tutto rispetto, avendo anche in passato scritto libri di successo e dagli ottimi risultati di vendite e di critica. In questo nuovo libro, tuttavia, supera se stesso, probabilmente perché riesce ad abbinare, con un effetto “a incastro” molto ben riuscito, una parte di racconto autobiografica ed un’altra che in cui prevale la propria passione ciclistica. Siamo nel 1998 ed il protagonista, un giovane di 24 anni che, guarda caso, ha lo stesso nome dell’autore del libro, attraversa una profonda crisi esistenziale, legata al fatto che si trova a vivere una vita diversa da quella desiderata e per lo più determinata dalla volontà di non deludere le persone care e le altrui aspettative. In modo imprevisto, è improvvisamente chiamato a svolgere il servizio civile, in qualità di obiettore di coscienza, in un paesino sperduto sulle Alpi Apuane, in una ex-scuola ormai senza allievi, ed in compagnia di un piccolo nucleo di strani personaggi, fra i quali spiccano le figure di due sacerdoti, uno dei quali, il burbero Don Basagni, direttore della fantomatica scuola. Il suo arrivo in tale contesto non fa che approfondire la propria crisi esistenziale, visto che ancora una volta il buon Fabio si trova intrappolato in un contesto deprimente e lontano dalla realizzazione dei propri sogni giovanili. Come unica consolazione ci sono le tappe televisive del Giro d’Italia, prima, e del Tour de France, dopo, in cui brilla la stella del proprio campione preferito, il grande Marco Pantani, che dopo aver attraversato diversi anni bui a causa di diversi infortuni ed incidenti, riesce a dimostrare al mondo tutto il proprio valore. La passione per le gare ciclistiche e per il grande campione di Cesenatico accomuna, ed inevitabilmente avvicina, il protagonista del libro al burbero sacerdote Don Basagni. Fra i due comincia così a nascere una strana forma di comunicazione e amicizia, che porta entrambi, nel tempo, a condividere reciprocamente esperienze e vicissitudini interiori. Lo svolgimento della trama si gioca sulla asimmetria fra i blocchi psicologici del protagonista che impediscono al giovane di cambiare la propria vita anche a costo di dover assumere decisioni e scelte difficili e che potrebbero deludere le proprie persone care  e, in contrasto,  il coraggio del grande campione, il Pirata, che getta il cuore oltre l’ostacolo e rinnova i suoi arrembaggi, grazie ad una certa spavalderia, all’indubbio talento e alla personale determinazione, finalizzati a realizzare i sogni di una vita. Ci sono coinvolgimento e poesia, in questo libro scritto con uno stile scorrevole e appassionato. Un libro ricco di considerazioni e ricordi, intimi e profondi, che fanno riflettere il lettore e lo tengono stretto fino all’ultima riga. Davvero un bel libro, sicuramente da consigliare, con forse l’unico limite, se di limite vogliamo parlare, di rivolgersi ad un target di pubblico particolare, un  pubblico adulto, in grado di ricordarsi l’epopea del Pirata, e, soprattutto, di appassionati sportivi. Certamente il sottoscritto rientra in tale novero di persone e non può che condividere, in questa sede, il piacere provato nella lettura di questo nuovo romanzo di Fabio Genovesi.